La Via dei Vasai racconta la secolare tradizione ceramica di Appignano, tra antiche fornaci, maestri artigiani e innovazione artistica. Un percorso tra storia, arte e creatività in continua evoluzione.
La lavorazione della terracotta ad Appignano vanta origini antiche e profonde radici nella storia locale. Le prime testimonianze certe della presenza di fornaci e fornaciai per la produzione di mattoni risalgono a prima del 1500, segno di un’attività già ben sviluppata e organizzata. Il primo documento d’archivio che menziona un vasaio appignanese è datato 22 dicembre 1557 e fa riferimento a Pasqualino Mariani da Caldarola, a conferma di un’arte ceramica già praticata e apprezzata.
La via dei “coccià”, nota come “Via dei Vasai” a Borgo Santa Croce, era il centro della tradizione ceramica di Appignano. Qui si concentravano le botteghe dei vasai che producevano vasi, stoviglie, brocche e altri contenitori in terracotta. La lavorazione avveniva con la ruota mossa dai piedi e i pezzi venivano fatti asciugare al sole prima di essere cotti nei forni a legna.
Le Casette erano le abitazioni modeste dei vasai, dove si univano laboratori e spazi domestici. La strada era occupata dai pezzi in asciugatura e dai materiali per i forni, le famiglie dei vasai collaboravano tra loro condividendo legna e strumenti. La via segnava il limite tra il centro del paese e la campagna circostante.
Nel corso dei secoli, diversi artigiani hanno contribuito a consolidare questa tradizione. Nei primi anni dell’Ottocento, si trovano tracce dell’attività dei fornaciai Francesco Marzi, Bernardino e Antonio Marzi, originari di Pollenza ma attivi ad Appignano. Tra i vasai registrati figurano anche i nomi di Giuseppe, Pacifico, Placido e Luigi Federici, dei Bartoloni, dei Fermani e di D. Matteucci.
A partire dagli anni Cinquanta del Novecento, il settore visse un’importante fase di trasformazione. Alcuni ceramisti come Testa, L. Bozzi e G. Ferri (detto Sittì), abbandonarono la tradizionale produzione di stoviglie in terracotta per dedicarsi alla creazione di oggetti d’arredamento. Questo rinnovamento fu favorito anche dalla collaborazione con importanti artisti e architetti del territorio, tra cui Ceccaroni di Recanati, il neofuturista Tulli, Politi, Tomassetti di Macerata, Trubbiani di Villapotenza, Farabollini di Treia, l’architetto Castelli di Macerata, Cappannari di Osimo, Biondi di Macerata e Monti. A questi si aggiungono Sandro Messi e Ignazio Gennari, figure che contribuirono con la loro creatività a dare nuova linfa all’artigianato ceramico locale.
Nel 2006 è stata istituita la Scuola Comunale di Ceramica, un’importante realtà formativa che propone corsi professionali dedicati alla realizzazione di manufatti in terracotta foggiati al tornio, con l’obiettivo di trasmettere e rinnovare una tradizione secolare che rappresenta un tratto distintivo di Appignano.