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Adagiato nella valle del torrente Monocchia, a circa 200 metri di altitudine, Appignano sorge tra le dolci colline marchigiane a pochi chilometri da Macerata. Il borgo è noto in tutta Italia per la lavorazione della terracotta, per l’artigianato del mobile e per la produzione di abbigliamento di qualità.
Il centro storico, raccolto e ben conservato, custodisce luoghi di grande valore artistico e architettonico. Qui si trovano il Palazzo Comunale, progettato dall’architetto Mattia Capponi, la Chiesa dell’Addolorata, la Chiesa di San Giovanni Battista e la splendida Villa Tuscolano, costruita in epoca napoleonica. Nelle campagne circostanti sorge anche il suggestivo Convento di Forano risalente al XIII secolo, legato alla tradizione del passaggio di San Francesco d’Assisi.
Durante l’anno Appignano celebra eventi che raccontano la sua identità. In autunno arriva Leguminaria, la festa dedicata ai legumi secchi – ceci, lenticchie, fagioli – simbolo della cucina contadina marchigiana. Gli stand gastronomici servono le ricette tradizionali nelle ciotole di terracotta, realizzate dai Mastri Vasai di Appignano. In estate torna La notte del Bellente, una cena-spettacolo ambientata nel 1812. Figuranti in costume animano le strade e rievocano la vita appignanese tra l’eredità del potere papale e le trasformazioni dell’età napoleonica.
La storia
La tradizione vuole che l’origine di Appignano derivi dal nome del proconsole romano Pliniano, dal quale il paese avrebbe derivato la propria denominazione. Fonti bibliografiche ci dicono che nel 1220 e anche in precedenza, Appignano era soggetta a Osimo, comunità con la quale strinse alleanze confermandone il dominio. Nel 1316 Lipazzo e Andrea Guzzolini, ghibellini osimani, conquistarono Appignano insieme alla vicina città di Treia.
A partire dal 1319, tranne che per una breve parentesi durante la quale Appignano passò sotto la giurisdizione di Cingoli, la Comunità entrò sotto il dominio pontificio. L’affermazione del comune sembra risalire alla fine del XIV secolo, ma le fonti non forniscono informazioni certe.
Il primo podestà documentato è ser Giovanni di Macerata, che nel 1399 ricopriva tale carica attestando la presenza dell’istituto comunale. Dopo un lungo alternarsi di libertà comunale, di dominio pontificio, di soggezione allo Sforza e di dipendenza dai comuni di Osimo e Cingoli, Appignano entrò stabilmente a far parte dello stato ecclesiastico.
Tale assetto, all’interno della generale struttura dello Stato della Chiesa, rimase pressoché inalterato sino a quando con all’invasione francese Appignano venne assegnato al Dipartimento del Musone, distretto primo di Macerata, cantone di Treia.
Con la Restaurazione il Comune rientrava nella Delegazione e Distretto di Macerata, nel 1816 quale sede di Governo e dal 1817 sotto il Governo di Treia; dieci anni più tardi, il nuovo Riparto territoriale dello Stato Pontificio confermava l’autonomia comunale variando solamente la giurisdizione territoriale complessiva: Appignano, sede podestarile, apparteneva alla Delegazione di Macerata e Camerino, Distretto di Macerata, Governo di Treia. Nel Riparto territoriale dello Stato pontificio del 1833 il comune rientrava nella Delegazione e distretto di Macerata, Governo di Treia.
Con l’annessione al Regno d’Italia Appignano entrò infine a far parte della provincia di Macerata.
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Ascolta l’audioguida di Appignano letta dall’attore Cesare Bocci:
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