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Appignano

-Chiesa dell’Addolorata
La Madonna dell'Addolorata era venerata già nel 1550, quando il Consiglio deliberò la riparazione dell'edicola. Essa venne però ricostruita nel 1746 nel quartiere di Santa Croce, perchè in pessime condizioni. Grazie alle continue offerte lasciate per l'immagine miracolosa fu possibile costruire, al posto dell'edicola, una Chiesa i cui lavori durarono dal 1841 al 1859.
Venne fondata grazie all’iniziativa di un’unione di devoti che con il pretesto della visione del volto della Vergine lacrimante da parte di una donna di Appignano mentre si trovava a pregare nella cappellina sita nel prato di Santa Croce, ne richiesero la costruzione. L’evento fu ritenuto miracoloso e nel 1831 il parroco Don Giuseppe Fiorani e il Capitano del Popolo Angelo Benigni richiesero alla curia vescovile di Osimo l’autorizzazione per l’edificazione di un’idonea chiesa. Però ciò non fu facile in primo luogo per problemi di origine finanziaria ancora presenti nel 1833 quando, mentre il vescovo si dichiarava contrario all’autorizzazione, il cardinale ordinò il trasporto della sacra immagine nella chiesa matrice. Solo il 5 giugno 1841 venne data l’autorizzazione alla concessione dell’area necessaria per la costruzione dell’edificio sacro. Il 29 luglio 1841 il vescovo diocesano cardinale Giovanni Soglia pose personalmente la prima pietra della nuova chiesa. Nel 1850 il parroco Don Benedetto Santoni poté benedire la cappella e riporvi la sacra immagine della Vergine. Nel 1859 si concluse la prima fase del cantiere. Nel 1882 la chiesa fu elevata a santuario e il primo rettore Don Giovanni Pacifico Masi fece edificare la cappella del Purgatorio. Il nipote Don Giovanni Fammilune fece edificare la cappella sul lato destro dedicata a S. Antonio da Padova mentre la cappella del Purgatorio venne decorata con ornati eseguiti dal pittore Nicola Didimi di Treia. La chiesa di S. Maria Addolorata rappresenta realmente il santuario di Appignano, mancava però un alto riconoscimento delle gerarchie ecclesiastiche, quindi si voleva ottenere l’onore dell’incoronazione dell’immagine. Il 14 settembre 1923 venne realizzato un nuovo altare maggiore in marmo, e il 16 settembre si svolse la cerimonia di incoronazione presso la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, dove il cardinale G. Mori pose una corona d’oro sulla fronte della sacra immagine. Nel pomeriggio avvenne la processione che si concluse con la collocazione della Madonna presso l’altare maggiore della chiesa dell’Addolorata.
Data costruzione: 1746
-Chiesa di San Giovanni Battista
Rinnovata nel Settecento presenta oggi pianta longitudinale, navata unica, un bel portale in pietra che si evidenzia per le forme arrotondate del timpano e per il cartiglio dalle forme baroccheggianti. Emblematico il suo campanile gotico.
Essa fu un importante elemento dell’originario nucleo fortificato di Appignano, costruito nel 1443 in seguito alle occupazioni fatte da Alessandro Sforza, perché l’attuale abside della chiesa un tempo era un torrione poligonale successivamente adattato attraverso il tamponamento degli spazi intermerlari e il taglio della scarpa. La struttura della chiesa venne ampliata all’incirca nella seconda metà del XIV secolo; in questa occasione fu eretta la torre campanaria, la cui cella all’esterno presenta una fine decorazione in cotto ad archetti pensili lobati. In questo periodo fu costruita la nuova abside sfruttando la struttura di un preesistente torrione poligonale. Nel XVI avvenne la fusione della pieve di San Giovanni e quella di San Pietro; ne è una prova la tavola collocata sopra l’altare maggiore in cui sono raffigurati i santi Pietro e Giovanni Battista con la Madonna in trono e il Bambino, Santa Caterina d’Alessandria e due donatori. Risale al 12 marzo 1519 il lascito che ser Giacomo di Lucangelo dispose per la realizzazione di una pala da porre sull’altare maggiore della pieve di S. Giovanni, eseguita dal pittore Marchisiano di Giorgio da Tolentino; quindi la sua realizzazione è posta tra i due estremi cronologici del 1519 e del 1534. Il preposto Giuseppe Fiorani nella sua descrizione della chiesa in “Memorie ecclesiastiche di Appignano” indica la presenza di sette altari; oltre all’altare maggiore vi sono gli altari dedicati a S. Lucia vergine e martire, a S. Giacomo e a S. Vincenzo Ferreri, a S. Bartolomeo Apostolo, al Santissimo Rosario e a S. Giuseppe.Tra il secondo e il terzo decennio del Seicento è datato il rifacimento dell’altare S. Giuseppe e la realizzazione di un’idonea pala per ornarlo raffigurante lo Sposalizio della Vergine. Nel 1626 la comunità commissionò un Cristo per il pulpito, ma quest’opera non è giunta fino a noi anche perché nel 1753 il pulpito fu rifatto con l’intenzione che avrebbe dovuto essere pronto per la Quaresima del 1755. Anche la chiesa, intorno al 1750, subì un importante intervento di ristrutturazione. La nuova chiesa era formata dall’impianto longitudinale a unica navata, fiancheggiata da tre cappelle per parte; il portale, come ora, ha un cartiglio dalla linea vivacemente mossa, che ricorda la consacrazione della nuova chiesa di metà Settecento. Nel 1931 l’interno fu decorato dal pittore Tommaso Gentili di Osimo; al centro della calotta absidale raffigurò il battesimo di Cristo, sulla sinistra la predica del Battista e sulla destra la decapitazione del Battista. La volta del coro presenta la colomba dello Spirito Santo in stucco, mentre le vele recano le immagini di cherubini che sorreggono festoni. La volta della navata mostra al centro il Salvator mundi, i simboli della Passione, entro riquadri delimitati da cornici, e i quattro evangelisti. Nelle vele sopra le finestre si collocano alcuni medaglioni recanti busti di santi.
Data costruzione: XVI Secolo
-Convento di Forano
Le sue origini non sono documentate in modo esauriente; nell’area occupata dal convento tra XII e XIII secolo vi era un ospitale e dovevano anche esserci degli insediamenti benedettini. Secondo il padre Ciro da Pesaro intorno al 1215 S. Francesco giunse nella selva di Forano in cui trovò un piccolo ospizio di monaci abbandonato e cadente con una chiesa dedicata all’Annunciazione di Maria. Il santo, dice il padre, occupò il luogo.
La reale testimonianza della presenza di San Francesco è data, per tradizione, da un’antica porta di quercia inserita nella facciata della chiesa e dalla quale il santo fece il suo ingresso. A memoria di questo si incise sull’architrave soprastante: Haec est illa prisca janua dum hic adfuit S. Franciscus.Sullo stesso tratto di parete dell’antica facciata sono conservate parti in affresco di un’Annunciazione, risalente alla prima metà del Quattrocento. E’, però, leggibile solo la parte destra con la Vergine annunciata e in parte la zona centrale con l’Eterno nella mandorla. L’insediamento di Forano visse un evento miracoloso. Nella notte tra l’1 e il 2 febbraio 1289 la Vergine, con il bambino in braccio, apparve a frate Corrado da Affida mentre stava pregando nella selva vicino al convento; ne fu testimone anche frate Pietro da Montecchio. Dopo di ciò fu edificato un sacello dedicato alla Madonna degli Angeli. Il dipinto rappresenta la Madonna con il Bambino, tra gli angeli e tra i santi Lorenzo, Giovanni Evangelista, Giovanni Battista, Francesco, il beato Corrado da Affida e il beato Pietro di Treia.; nella zona inferiore vi sono delle figure minori ed in quella superiore vi è una larga fascia recante piccole immagini di santi con cartigli. Purtroppo ora ne è difficile la leggibilità. Agli inizi del Cinquecento la tavola fu sostituita da un affresco simile al precedente ma privato delle ulteriori figure di santi inserite nella fascia superiore. La cappella della Madonna degli Angeli l’8 settembre 1715 visse la cerimonia di incoronazione della sacra immagine. Dopo la metà del Settecento fu completamente rinnovata e impreziosita dalle dorature dell’altare. I dipinti attualmente presenti furono collocati lì nel 1995 e sono opera della pittrice Silvia Giuliodori. La chiesa e il convento, tra XVII e XVIII secolo, vennero più volte restaurati.
Indirizzo C.da Forano
Data costruzione: 1473
-Palazzo Comunale
Il Palazzo è stato costruito nel 1790. Fu progettato dall'architetto Mattia Capponi di Cupramontana e presenta una facciata con tre archi e due nicchie che danno accesso ad un porticato a crociera.
E’ una delle più antiche costruzioni di Appignano, ma la sua originaria struttura è spesso mutata nel tempo fino ad arrivare all’aspetto attuale. Tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento esso era dotato di un prospetto con loggia in cui venivano dipinti gli stemmi dei nuovi pontefici eletti, ed era anche il luogo destinato ad ostentare la collettiva devozione a Maria Vergine. La Madonna era protettrice della comunità, così, il 26 aprile 1605, all’indomani dell’elezione di Clemente VIII Aldobrandini, questa dispose di far dipingere presso la loggia del Palazzo l’arme del nuovo papa e l’immagine della Madonna con il Bambino. Nel 1627si stabilì di far dipingere un’altra figura della Madonna su di una parete della sala destinata ad accogliere le adunanze consiliari. All’incirca nello stesso periodo si avviò la lunga vicenda conservativa del palazzo, destinata a trascinarsi fra interventi consistenti ed altri meno significativi. Solo dalla metà del Settecento, con l’aggravarsi dei problemi strutturali si iniziò a meditare su opere di ampio respiro e su radicali ristrutturazioni. Infatti nel febbraio 1755 il palazzo risultava ancora pericolante in ogni sua parte e la situazione continuava ad aggravarsi. Venne convocato l’architetto Giuseppe Presani per valutare le condizioni del palazzo e quali provvedimenti adottare. Egli suggeriva di demolire il vecchio palazzo e costruirne uno nuovo di minori proporzioni e distribuito con un migliore criterio internamente. Il suo piano di ricostruzione non fu accettato e si richiese un’altra perizia. Nell’adunanza consiliare del 23 novembre 1756 si decise di demolire solo la parte superiore del palazzo. Però nel 1760 i lavori non erano ancora iniziati, ebbero inizio nell’aprile dell’anno successivo. Nel dicembre 1790 il palazzo era ancora in pessime condizioni, così nel 1791 si decise di dare esecuzione ad una perizia composta dall’architetto Mattia Capponi da Cupramontana: egli voleva ampliare la strada per offrire spazio al cantiere. Ma neanche questo progetto fu portato a termine e nel 1806 il palazzo risultava ancora rovinoso e cadente in ogni sua parte, tanto che la comunità dovette richiedere l’autorizzazione dalla Congregazione dei Vescovi per vendere alcuni beni e la casa del medico e del maestro di scuola per ottenere i mezzi necessari alla riedificazione. La comunità di Appignano doveva sempre far fronte a problemi di carattere finanziario. Fortunatamente alcuni anni dopo, durante l’occupazione e l’amministrazione francese, la situazione risultava adatta a mettere in pratica il progetto di costruire una nuova facciata e di ampliare la piazza antistante. Così per tremilacinquecento lire Appignano avrebbe potuto possedere un Palazzo Pubblico decoroso, una piazza più ampia ed anche un cimitero. Ma solo il cantiere del Palazzo venne avviato e giunse quasi a conclusione nel corso del 1812, perché parte dei finanziamenti sarebbero dovuti servire per completare gli interni della residenza municipale, rinunciando all’ampliamento della piazza. La struttura del Palazzo Comunale è di pianta quadrata con una facciata di rigoroso equilibrio compositivo e di calibrata simmetria. La loggia al pian terreno presenta tre archi. Il frontone a doppio timpano rinvia a una cultura architettonica neoclassica. Ma negli anni Cinquanta del XX secolo la sopraelevazione della struttura di un ulteriore piano ha portato all’eliminazione del timpano e dell’orologio annesso, compromettendo l’equilibrio di rapporti della facciata ottocentesca ed originando seri problemi di carattere statico. Ciò causò l’abbandono del palazzo. Ora un’opera di ristrutturazione ha restituito allo stabile la funzione pubblica.
Data costruzione: 1790
-Villa Tusculano
Simbolo di Appignano e monumento pregevole per la storia e lo stile architettonico, questa villa viene fatta costruire in epoca napoleonica dal conte Leopoldo Armaroli su progetto dell'architetto bolognese Giuseppe Nadi.
Stile: Neoclassico

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